Ross Lovegrove. L'archeologia del futuro nel Bianco Altissimo

Dalla montagna al laboratorio, dalla piazza di Carrara a quella di Verona: il percorso di "Flowing Forms of Discontinuity in Life", l'opera che Ross Lovegrove ha realizzato con Henraux, racconta la vita del marmo dalla cava fino allo spazio urbano.

L'opera secondo Ross Lovegrove
Per Lovegrove la scultura rappresenta una condizione più che un oggetto: una figura ibrida, in parte umana e in parte no, sospesa tra lotta e fuga davanti alle incognite di una nuova forma di vita che si sviluppa senza il nostro consenso. È energia in movimento, pensata per parlare all'istinto prima che alla ragione, e fissata nel marmo per essere consegnata alle generazioni future come frammento di un'archeologia del futuro. Il marmo non custodisce il passato, ma il nostro presente.

Un particolare cammino: Querceta, Carrara, Verona
Ogni opera in marmo compie un viaggio prima ancora di essere esposta. Quello di Flowing Forms of Discontinuity in Life comincia in quota, sulle pendici del Monte Altissimo, dove le cave delle Cervaiole custodiscono il marmo bianco che ne costituisce la materia.
Da lì il blocco scende a valle, verso Querceta, dove si trovano da quasi due secoli la sede e i laboratori Henraux. È a Querceta che l'idea di Lovegrove diventa pietra.
Qui il progetto digitale incontra le macchine e le mani di chi il marmo lo conosce per tradizione e per mestiere. La forma prende corpo per sottrazione, strato dopo strato, fino alle rifiniture che ne definiscono la tensione e la luce. Il laboratorio è la tappa meno visibile del percorso, ma è quella in cui si decide tutto: il punto in cui una visione contemporanea si affida a un sapere antico.

La seconda tappa è Carrara. Con White Carrara 2026 l'opera esce per la prima volta dal laboratorio e si offre allo sguardo pubblico nel centro storico della città che al marmo ha legato il proprio nome nel mondo. È un debutto quasi naturale: la scultura viene presentata a pochi chilometri dalla montagna da cui proviene, in un contesto che conosce il linguaggio della pietra e sa leggerne le sfumature.

Poi il viaggio si allunga oltre l'Appennino, fino a Verona. In Piazza Bra, tra l'Arena e i palazzi che ne disegnano il profilo, l'opera partecipa a Marmomac and The City, il progetto che fino all'11 ottobre porta la pietra naturale fuori dagli spazi fieristici e dentro la vita della città. Cambia il contesto, cambia il pubblico, cambia la luce: la stessa forma che a Carrara dialogava con la memoria del marmo apuano qui si confronta con una città di pietra antica, che fa del materiale lapideo una parte essenziale della propria identità. Querceta, Carrara, Verona: tre luoghi che raccontano tre momenti della vita del marmo.

La trasformazione, nel laboratorio. Il ritorno al territorio d'origine, nella città che ne è il simbolo. L'incontro con un altro distretto della pietra italiana, nella piazza di una delle città più visitate del Paese. Seguire questo percorso significa leggere l'opera non come oggetto isolato, ma come parte di una filiera culturale che parte dalla montagna e arriva nello spazio pubblico, portando con sé il lavoro, le competenze e la storia di un territorio.

In questo senso il cammino della scultura dà corpo al titolo stesso: una forma fluida che attraversa luoghi diversi, con discontinuità di contesto e di sguardo, restando sempre fedele alla materia da cui è nata.
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