La Storia

Della ricchezza mineraria del Monte Altissimo erano già consapevoli Michelangelo, che aveva esplorato quei luoghi intorno al 1518, e Cosimo I Medici che vi avviò l'escavazione dei marmi statuari nel 1568.

Nel 1821, dopo un lungo periodo di abbandono delle attività estrattive e di lavorazione del marmo, Marco Borrini di Seravezza divenne   proprietario di gran parte degli agri marmiferi dell'Altissimo, costituendo con il francese Jean Baptiste Alexandre Henraux una società   per la riapertura e lo sfruttamento di quei giacimenti. Henraux, allora “Soprintendente Regio alla scelta ed acquisto dei marmi bianchi   e statuari di Carrara per i monumenti pubblici in Francia”, aveva intuito il potenziale economico e qualitativo dei marmi di Seravezza.  L'impresa registrò un rapido, straordinario successo. In poco più di un decennio lo sviluppo dell'industria estrattiva assunse   proporzioni eccezionali: il numero delle cave salì da 11 a 132, da poche decine a ben 1600 gli addetti tra cavatori, lizzatori,   riquadratori, scalpellini e carratori. Intorno al 1830 alle dipendenze di Henraux lavoravano 249 scalpellini.  

Sulla spinta delle fortune della nuova società di partecipazione Borrini-Henraux, numerosi imprenditori investirono in Versilia.   In quegli anni alla Società furono affidate prestigiose commesse: nel 1845 lo Zar di Russia ordinò grandi quantitativi di  marmo per la   Cattedrale di Sant'Isacco a Sanpietroburgo. Tra gli estimatori del marmo statuario del Monte Altissimo, lo scultore americano  Hiram Powers, le   cui opere sono esposte anche al Metropolitan di New York.  
Il sorprendente sviluppo dell'industria marmifera nella prima metà dell’Ottocento determinò la crescita urbanistica di Seravezza. E' in   quegli anni che assume importanza Forte dei Marmi, dalla cui spiaggia i marmi venivano caricati su apposite imbarcazioni e spediti a   destinazione. Fu quella un'epoca di importanti innovazioni tecnologiche e di profonde trasformazioni territoriali.   Nel 1843 morì Jean Baptiste Alexandre Henraux e unico proprietario del Monte Altissimo e dell'azienda divenne suo nipote Bernard   Sancholle Henraux. I pregiati marmi delle cave versiliesi sono ormai molto richiesti all'estero, mentre l'Henraux assume sempre più il ruolo  di azienda leader in Italia nel settore lapideo, ruolo che consoliderà durante tutta la seconda metà dell’Ottocento e nei primi decenni  del Novecento.  

Dopo la seconda guerra mondiale l'azienda è impegnata in importanti opere in Italia e all'estero. Nel 1962 realizza il pavimento di marmi  policromi per il sagrato della Basilica di San Pietro in Vaticano. Negli anni 1945-1962 partecipa alla ricostruzione dell'Abbazia di   Montecassino, distrutta da un bombardamento americano e riconsacrata da Paolo VI nel '64; le maestranze dell'Henraux saranno quasi tutte   occupate in un grandioso lavoro per la riproduzione di sculture e di elementi architettonici in marmo. Nel 1956 ha inizio un proficuo e   duraturo rapporto con il famoso scultore Henry Moore, che dovendosi recare in Versilia per la scelta del travertino destinato alla grande   scultura commissionatagli per la sede dell'Unesco a Parigi, entrò in contatto con l'azienda. Fu per le maestranze e i dirigenti dell'Henraux il primo incontro con le forme della ricerca   plastica contemporanea, che segnò una significativa svolta nelle attività della storica azienda, e produsse sensibili effetti nell'intero   comprensorio versiliese, destinato a divenire nel volgere di pochi anni principale punto di riferimento per gli scultori di tutto il mondo.  Fu allora infatti che Erminio Cidonio, amministratore delegato dell'azienda, decise di sviluppare una serie di iniziative volte alla   promozione del marmo nella scultura contemporanea. Oltre a proseguire la positiva collaborazione con Moore, riuscì a coinvolgere grandi   maestri e giovani artisti, che presero a frequentare i laboratori dell'Henraux usufruendo dell'esperienza e della professionalità dei   suoi artigiani. Tra i nomi più prestigiosi ricordiamo quelli di Jean Hans Harp, Mirò, Vantongerloo, Isamu Noguchi. Nel 1962 l'Henraux   dette vita a Marmo, rivista internazionale d'arte, affidata all'editore Bruno Alfieri e ai massimi esperti e critici d'arte del momento.  Nel 1963 prendeva forma il progetto volto alla creazione di un Centro per la scultura contemporanea a Querceta. Furono organizzati seminari  per giovani artisti, tenuti da importanti scultori italiani e stranieri coadiuvati dagli artigiani locali, e prese avvio la creazione   di un museo delle opere prodotte durante i seminari, donate dagli artisti o acquistate dall'azienda.